O tempora, o mores!

Che passa in testa al commissario Montalbano?
A Camilleri la parola: «Nell’ultimi anni, e forsi macari per l’avanzari dell’età, sempri meno arrinisciva a controllari lo sdegno, e la conseguenti rivolta, che gli viniva provocato dall’appoggio, cchiù o meno scoperto, che un certo potiri politico dava, attraverso deputati e senatori collusi, alla mafia. E ora stavano accomenzando a fari ‘na serie di liggi che con la legalità non avivano nenti a chiffare. Che paìsi era quello indove un ministro che era stato ‘n carrica ‘na vota aviva ditto che con la mafia bisognava convivere? Che paìsi era quello indove un senatore, connannato in primo grado per collusione con la mafia, si era riprisintato ed era stato rieletto? Che paìsi era quello indove un deputato regionali, connannato in primo grado per aviri aiutato mafiosi, viniva promosso senatori? Che paìsi era quello indove uno che era stato ministro e presidenti del consiglio ‘na gran quantità di vote, aviva avuto riconosciuto in via definitiva, ma prescritto, il reato di collusione con la mafia e continuava a fari il senatore a vita?».( Andrea Camilleri, Una voce di notte, Sellerio 2012).

Camilleri scrisse questo romanzo diversi anni fa, ma le cose non sono cambiate, anzi, sono alquanto incancrenite e la corruzione è dilagata senza freni, incoraggiata da una certa spudorata classe politica al governo.
Ma che paese è quello in cui l’antica requisitoria ciceroniana è ancora attuale?
O tempora, o mores!