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futura mostra

Futura mostra a Vicenza

 

 

A cosa serve una mostra d’arte? indubbiamente ad ammirare opere d’arte: per me è un motivo sufficiente per visitare una mostra (dico un’ovvietà se affermo che non c’è paragone tra guardare un’opera con i propri occhi e guardare la stessa opera riprodotta).
Certo che poter anche, oltre al piacere visivo, acquisire conoscenze su un movimento o un artista, accresce il piacere della visita.
E qui entra in gioco l’allestimento della mostra. La mostra sul paesaggio “versoMANET” di Vicenza è strutturata soprattutto per attirare il pubblico (e con ottimi richiami, tipo 7 Van Gogh e 20 Manet, solo per citare due dei grandi presenti), ma fornisce anche un percorso interessante, cioè l’emergere del genere “paesaggio” come soggetto autonomo nella storia dell’arte; argomento del resto già ampiamente trattato (basta pensare al libro di Caroli “Il volto e l’anima della natura”).
Un’altra mostra che ho visitato di recente, la mostra su Matisse di Ferrara, non cede alle lusinghe della popolarità e si distingue per il rigore scientifico con cui indaga il percorso artistico del pittore in mostra: a qualcuno può anche non interessare questo aspetto, e non per questo la mostra è meno godibile, ma per me, per esempio, questo approccio è più gradito e meno sospetto.
Mi spiego: leggo spesso delle forzature in certi allestimenti che sembrano fatti apposta per attirare spettatori trasformandosi in eventi redditizi.
La mostra allestita da Marco Goldin (che è poi una replica della stessa tenuta a Verona) è prima di tutto un evento, ma rimane nei limiti del “legittimo” in quanto parlare del “paesaggio” significa parlare di un genere propriamente artistico, la cui storia ha un percorso verificabile dalla critica.
Quello che mi ha resa non poco perplessa è la futura mostra annunciata nella stessa sede di Vicenza (Basilica Palladiana) e curata dallo stesso Marco Goldin: Van Gogh e Tutankhamen, La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. D’accordo, qualcuno potrebbe dire che il notturno è un sottogenere del paesaggio, ma a me sembra esile il filo che lega l’arte egizia alla pittura del Novecento.
A quando una mostra, che so, sul gatto nell’opera d’arte? In fondo potrebbe essere un sottogenere della figura.

Insomma, una mostra tematica può essere divertente, ed è certo che mi lascerò attirare nella rete, viste le opere annunciate, ma quanto a rigore scientifico nell’accostamento di epoche ed artisti lasciamo stare… diciamo che è un bel pretesto per fare una mostra in cui un curatore colto e preparato propone il suo assai soggettivo modo di legare capolavori d’arte.