Continua la vergogna

Non è un paese civile quello dove un condannato eccellente riceve inauditi privilegi e invece di stare, come minimo, ai margini della società che ha bellamente derubato (ci dimentichiamo troppo spesso che chi evade le tasse è un ladro che deruba tutti noi), addirittura si mette a far campagna elettorale.

Viste le sue recenti esternazioni mi aspetterei che gli fosse revocata la facilitazione dei servizi sociali (come era stato detto), ma ormai non mi meraviglio più di nulla; mi limito a trascrivere – e sottoscrivere – una lettera ad un giornale di qualche giorno fa:

Sono ” un po’ vecchio”. Fra poco, se non farò un colpo, potrei diventare un “anziano disabile” o per demenza arteriosclerotica o per Alzheimer.
Come tale potrei essere affidato alle cure di un condannato ai “servizi sociali”. Potrebbe essere un ladro di galline, oppure invece un delinquente amico di avanzi di galera mafiosi o camorristi, un corruttore del Parlamento, compratore di onorevoli, un falsificatore di bilanci societari, un arricchito con soldi provenienti dal crimine organizzato, un evasore fiscale, un frequentatore di povere puttanelle minorenni.
Perché, approfittando del mio stato marantico, dovrei essere adottato dalla legge per emendare uno scellerato, condannato? Se toccherà a me far da cavia per la sua redenzione, con le forze residue, lo caccerò. E poi morrò dal ridere.
                                                                           Mario Ruffin

Non conosco questo signore, ma sono d’accordo; ammiro la sua capacità di scandalizzarsi. Io sono ormai troppo stanca per farlo.