Resilienza

Resilienza.
Nella sua prefazione alla raccolta di scritti di Eugenio Scalfari (La passione dell’etica), Asor Rosa così presenta uno degli aspetti rilevanti del carattere di questo giornalista: «Il conflitto ha uno sbocco, quando si smette di pensare che sia uno sbocco definitivo e conclusivo. La ricerca della perfezione in terra produce disastri. Una ragionevole medietà apre la strada al valore più alto. quello che ci consente di continuare a vivere insieme nonostante le differenze sociali, ideologiche e naturali: la “tolleranza”…».
Penso anch’io che si debba, nei rapporti individuali e sociali, (e tra i popoli in misura altrettanto intensa), praticare la tolleranza: se non lo facciamo c’è solo la distruzione; saper mediare e, senza rinunciare a se stessi, accettare la diversità degli altri come una ricchezza ne è la condizione primaria.
Chi da un amico pretende identità di vedute, sta già distruggendo un pezzetto di convivenza civile.
Nessuno ha la verità in tasca e, in questo tempo di pesanti integralismi, rendersi conto che non esiste la “perfezione”, ma solo il perfettibile mai raggiunto e, in ogni caso, perseguibile insieme agli altri, ci aiuta a assorbire i colpi della malasorte, ad essere, cioè, “resilienti”.
Bartezzaghi, in un articolo apparso su “la Repubblica” di qualche giorno fa spiega:      «… un termine chiave della lingua contemporanea e globalizzata è “resilienza” e discende dal latino “resilire”, che significa “saltare indietro”. … In fisica si denomina infatti resilienza la «capacità di un materiale di resistere a urti improvvisi senza spezzarsi» (Zingarelli). … Il suo opposto è la fragilità».
Mi piace molto il concetto di resilienza, che vedo collegato, per quanto riguarda i rapporti umani, a quello di tolleranza; infatti, tutte e due le idee partono da un analogo presupposto: non esiste una verità assoluta, una perfezione per sempre raggiunta, un equilibrio dato in eterno.
Come scrive Rampini, nello stesso numero di “la Repubblica” citando lo studioso Andrew Zolli: «… l’equilibrio perfetto non è di questo mondo. Tutti i sistemi attorno a noi si evolvono attraverso errori, tentativi, adattamenti, apprendimenti. È dai fallimenti, dagli insuccessi, che impariamo a crescere».
Nell’articolo il termine resilienza è usato nell’ambito della politica e dell’economia, ma può essere utile anche come regola della propria vita: rendersi conto che in noi c’è la possibilità dell’errore ci aiuta ad essere tolleranti; capire che l’errore non è una tragedia che ci distrugge, ma può diventare un punto di forza per ripartire, ci spinge a cercare un accordo con noi stessi e con gli altri.

Un po’ di umiltà, tanta tolleranza e ampia resilienza: mi sembra un buon proposito per affrontare questo 2013 che si prospetta terribile.

Un pensiero su “Resilienza

  1. Cara Fatima,
    con tutta la mia buona volontà, tanta umiltà e tolleranza,non so se basteranno per affrontare il 2013. Io me lo auguro, per me e per tutti.

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